I laser CO2 frazionati si utilizzano soprattutto per il trattamento di rughe, macchie solari, cicatrici da acne e smagliature. Attraverso il riscaldamento del derma, i fibroblasti vengono stimolati a produrre nuovo collagene ed elastina, aumentando lo spessore della pelle. Si ottiene così un effetto particolarmente benefico, con una pelle compatta e luminosa, che molti descrivono come d’alabastro!

La fototermolisi frazionata laser (laser CO2 frazionati) agisce depositando microscopiche colonne di luce laser su una parte della pelle (decine o centinaia per centimetro quadrato), lasciando sana la pelle tra l’una e l’altra. In questo modo si ottiene una guarigione più rapida, si riducono al minimo i rischi di cicatrici e iperpigmentazione e, in generale, il profilo di sicurezza è migliore rispetto ad altri laser simili.
Va precisato che, poiché questo trattamento si esegue da ottobre a maggio, si raccomandano protezione solare e idratazione costante. Di solito si ha un arrossamento che scompare in 2-4 giorni e i pazienti possono usare il trucco se lo desiderano.
Si tratta di un nuovo metodo di rigenerazione e antiaging, senza tempi di recupero e ideale per tutte le età e tutti i tipi di pelle. Si utilizza una crema al carbonio che viene vaporizzata con impulsi continui, in modo che il laser attivi i fibroblasti: il laser a 1064 nm penetra infatti nel derma senza bruciare gli strati superiori della pelle.
Questo metodo, noto anche come «black doll», si sta diffondendo sempre di più ed è ideale come mantenimento dopo 2-3 sedute di laser frazionato, soprattutto nei pazienti con pelle più «fotoinvecchiata».
Per tutta la durata del trattamento il paziente deve proteggere gli occhi con una copertura opaca o con gli appositi occhiali.
Si può applicare un anestetico locale sulla zona, ma di solito non è necessario.
Nei primi giorni dopo il trattamento bisogna evitare qualsiasi sfregamento della zona, così come l’uso di detergenti esfolianti.
Durante il periodo di trattamento i pazienti devono proteggere la zona trattata dall’esposizione al sole, per ridurre al minimo il rischio di iperpigmentazione post-infiammatoria.